Quando sono state comunicate le quote del tonno rosso ero fresco reduce dalla cerimonia di premiazione per i 70 anni della FIPSAS e da una chiacchierata assai piacevole con il Presidente Matteoli che mi aveva anticipato qualche cosa pur senza entrare nel dettaglio.
La cosa che più mi era rimasta in mente riguardava il fatto che avremmo dovuto essere contenti se avessimo mantenuto una quota simile a quella dell’anno passato, senza riferirsi alle 50 tonnellate bensì, alle iniziali 10 che ci erano state assegnate.
Ero rimasto sinceramente sorpreso perché considero odiosa la disparità di trattamento esistente tra professionisti e ricreativi sebbene entrambi, con identici diritti, dispongano del mare che è un bene comune. Non sopporto le dissertazioni che vedono la pesca professionistica come una necessità assoluta a totale dicapito di quella ricreativa che è vista come attività secondaria sulla quale è possibile far passare di tutto e di più. Sogno una pesca ricreativa strettamente regolata in cui prevalga il concetto di bene economico, di attività ricreativa dotata di un suo quarto di nobiltà e di un diverso atteggiamento delle amministrazioni nei nostri confronti. Ma è solo un sogno con brusco risveglio nel momento in cui comincio a leggere le dichiarazioni dei vari politici davanti alle quote assegnate a tonnare, palangari ed altri sistemi.
Sono circa 1800 e le confronto con le nostre piccole 35 rendendomi conto che pongo la pesca ricreativa in un sistema in cui siamo con ben poca voce ise è vero (ed è vero) che nella Consulta delle acque la nostra unica rappresentanza è quella della FIPSAS e quindi, proprio di Matteoli. Tutti contro uno (noi).
Nonostante il grande lavoro svolto dalla Federazione stessa e da EFSA, Big Game , ArciPesca e Enalpesca (associazioni riconosciute anche dal MIPAAF come referenti del nostro mondo) ci ritroviamo con un valore che appare piccolo, piccolo ma che viene presentato come una sorta di vittoria.
Vorrei però ragionare su alcuni (non tutti) aspetti.
I.... Contro.
Per pescare il tonno rosso sono state autorizzate circa 5000 imbarcazioni con tanto di richiesta fatta alla locale Capitaneria e l’accettazione di una serie di procedure che si basano sui controlli, sulla dichiarazione della cattura e di una serie di norme che definirei di assoluto buon senso. Ma 35 tonnellate significano che ogni barca ha diritto a 7 kg di tonno rosso e considerando che la misura minima è di 30 kg, si tratta di 1160 tonni di misura minima (circa).
Quindi se ogni barca si limita ad una sola cattura, ben 3840 rimangono a bocca asciutta ovvero, solo il 20% pesca e gli altri si accontentano di guardare.
Ma i tonni non sono da 30 kg ma da (mediamente) 50 kg per cui solo 700 barche potranno catturare e oltre 4300 rimarranno in bianco. E per ogni barca che cattura due tonni oppure un tonno da 150 kg…insomma, dopo poco meno di dieci giorni la quota è raggiunta e si ferma la baracca. E in tanti si arrabbiano.
L’anno scorso l’improvvida ed inattesa (per la maggioranza di noi, Big Game, FIPSAS e EFSA l'avevano annunciato da tempo) chiusura da parte del ministro aveva messo in profonda crisi tutta una serie di attività commerciali che fanno della pesca ricreativa la loro ragione di esistere; aziende, negozi, charter di pesca. Verso di loro non venne sprecata una goccia di inchiostro perché il demenziale provvedimento non contemplava un aspetto fondamentale ovvero, l’atteggiamento che le capitanerie avrebbero dovuto tenere davanti al “catch and release” .
Chiaro che in poche settimane angler abituati ad avere un raffio in barca dovevano decidere di smettere oppure di liberare. Tanti hanno deciso per questa seconda opzione, molti hanno smesso...altri hanno deciso che la legge non veleva per loro. Ma questa è altra storia che dovremo prima o poi affrontare.
La chiusura era apparsa comunque il segno inequivocabile che l’iniziativa era stata presa senza preventiva consultazione della realtà industriale della pesca ricreativa e senza tenere minimamente conto del recente censimento che si era arrestato ad oltre 800 mila “angler”.
Il ministro aveva deciso noncurante dei danni che stava infliggendo ad una enorme massa di cittadini nel pieno possesso dei propri diritti.Ma aveva i numeri dalla sua....forse...
Poi ci pensò la FIPSAS a far passare il concetto del catch and release sebbene limitato alle competizioni agonistiche e per il tagging ICAAT. Le Capitanerie dimostrarono di comprendere pienamente il vuoto legislativo in cui ci si stava muovendo, chiudendo un occhio…. ed anche due.
Insomma, il tutto mi parve un papocchio mal fatto e per di più, alla vigilia dei Giochi Mondiali di pesca che si tenevano in Italia.
Il tutto mi era onestamente sembrato eccessivamente frettoloso, mal gestito da parte del MIPAAF ed del titolare del dicastero.
Eppure, già il solo fatto di possedere barche significa tenere in vita un sistema fatto di assicurazioni, dotazioni, affitti per i posti attracco senza mai dimenticare per ogni 100 euro di benzina che mettiamo nei serbatoi oltre 60 li regaliamo allo Stato in tasse…..Quindi si parla di super contribuenti che chiedono solo diritti che evidentemente non sembrano avere.
Ma è forse sterile polemica.
I.... Pro.
35 tonnellate sono molto più della quota realmente assegnata lo scorso anno (10) che sembrava francamente una profonda presa per i fondelli considerando le lamentele dei vari politici legati ai professionisti Ma 35 tonnellate sono assai più di quanto assegnato ai cugini francesi e spagnoli se è vero che le loro quote sono nulle (fonte ancora da verificare) e che questa sarà la direzione che anche noi prenderemo in un prossimo futuro.
Sia chiaro che, ogni recriminazione diventa difficilmente sostenibile nel momento in cui, imbarcato un tonno di taglia, in troppi hanno violato le leggi vendendo a ristoranti e venditori. Ed inoltre è difficile spiegare senza cadere nel ridicolo che cosa se ne può fare un equipaggio di un tonno da 100 e passa chilogrammi (una sagra di paese? una festa di massa?) né vale la spiegazione che si può ricorrere a mille modi di conservazione. Non mi pare regga troppo soprattutto se poi lo stesso equipaggio, il giorno dopo , cattura un secondo ed un terzo tonno gigante. O tanti vivono con case adibite a celle frigorifere e montagne di vasetti ricolmi di tonno oppure cade totalmente il requisito per definire la pesca come “ricreativa” perché le regalie ad amici e parenti non fanno parte di un concetto facile da far passare ad un legislatore senza scadere nel ridicolo.
Più seriamente, la quota posta a 35 tonnellate segnala l’eccellente lavoro fatto per far passare il concetto che la pesca ricreativa è attività economica rilevante in termini di indotto e di posti di lavoro per cui mi tolgo il cappello davanti al lavoro svolto dalle Associazioni di cui sopra sebbene non mi risulta esista un dialogo tra esse e la Federazione. E questo è un incredibile limite che deve essere risolto poiché non è pensabile ad un fronte spezzettato in due tronconi davanti ad una Consulta delle acque che è invece compatta a difendere le proprie posizioni anche a totale scapito della pesca ricreativa.
Di chi sia la colpa di questa mancanza di comunicazione chi scrive crede di saperlo ma, non spetta a me certamente commentarlo per non scadere nel gossip.
Cambiare le regole e fare chiarezza!
Accettando il limite delle 35 tonnellate senza ulteriori commenti diventa imperativo che il legislatore risolva definitivamente alcuni quesiti sulla questione legata al “catch and release” il quale, lo dico chiaramente, non può essere limitato alle sole competizioni poiché appare discriminante verso coloro (la maggioranza) che non pratica alcuna forma agonistica.
Idem per iniziative scientifiche che non sono comunque accessibili (smentitemi eventualmente) alla maggioranza assoluta.
E’ dimostrato dall’esperienza accumulata nel mondo occidentale che il rateo di mortalità, rispettando alcune regole fondamentali è assai basso e può essere comunque accettato alla voce “casualties” ovvero, quelle che entrano nella statistica per varie ragioni. E’ stato creato un cuscinetto del 3% oltre alle quote esistenti che può servire a coprire anche questi episodi. Inoltre, poiché ci si rivolge al rilascio diventa ingiustificabile ogni atto che proibisca la pesca ricreativa in date ben precise per cui deve essere chiaramente rimosso il periodo di pesca e semmai indicato un periodo di “chiusura” che tenga conto, semmai possibile, del periodo di ipotetica riproduzione.
Una chiara regolamentazione della pesca ricreativa coperta dal concetto “Catch and release” unita a controlli veri atti a perseguire seriamente coloro che infrangono la legge è la strada che deve essere percorsa a patto che ci sia chiarezza e non discriminazione.
Se il segnale chiesto alla pesca ricreativa è quello di interpretare le 35 tonnellate come un riconoscimento ad una attività che coinvolge migliaia di posti di lavoro e che ha dignità pari a quella della pesca professionale, allora siano definite le regole di un gioco che non può essere sordo a chi ogni anno, spende per poter godere di un diritto.
Non comprendere che servono leggi poste a tutela di chi, tiene in vita un sistema fatto di aziende, attività commerciali e, con il costo della benzina a 2 euro al litro è anche contribuente in prima linea significherebbe mettere in moto un meccanismo di ritorsione paventato da molti all’atto della notizia del limite a 35 tonnellate ovvero, quella del ricorso all’illegalità stando alla carenza di controlli.
Non è certamente una minaccia ma, una constatazione di chi vive la banchina e respira voci ed emozioni di chi si dedica alla pesca del tonno rosso ed è disposto a molto ma, non ad essere discriminato o peggio, preso per i fondelli.
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