Oggi vedo un documentario su Discovery che riguarda la pesca professionistica. Non è la solita porcheria che ci ammanta la Rai o Mediaset in cui la pesca con le reti è dipinta come qualche cosa di poetico e ancestrale. Non è la solita cosa in cui due raccomandate (una è la moglie di una autore televisivo, l'altra è una mezza valletta), ci propinano la pesca a strascico o con i tramagli o con le nasse come se fossero attività senza le quali il nostro (ex) bel Paese potrebbe morire. Non è quella cosa che fa vedere il mare come non è più da un pezzo, tanto "......basta che gli enti locali paghino per essere presenti in tele....." I pesci non hanno diritto; magari un cormorano si ma un pesce, no perché non si vede.
Ebbene, oggi il documentario ci fa vedere un peschereccio che cala le reti di circuizione ed imprigiona un enorme branco di tonni. Lo chiude e le telecamere fanno vedere l'agonia lenta di queste meraviglie del mare che non riescono più a nuotare finendo schiacciati l'uno con l'altro. Vengono sollevati agonizzanti e surgelati direttamente.
Il carico fatto da questa singola nave è di 50 tonnellate.
50 tonnellate è un intero branco da 5000 animali presi con le reti in pochi minuti dopo essere stati tracciati con radar, aerei e quindi, bloccati con la circuizione. UNo schifo, questo è quello che ho pensato. Anche la tonnara mi ha sempre fatto questa impressione ma, come la corrida, fa parte della nostra storia e la posso accettare. Questao saccheggio di un bene comune, no; mi fa indignare.
50 tonnellate è la quota che l'Unione Europea (o il nostro MInistero) assegnò alla pesca ricreativa per la stagione attuale. Una cifra che una barca raggiunge in pochi minuti è la spettanza di migliaia di appassionati di pesca che, aglli occhi di un ministro, non contano nulla; sono una scocciatura. Se poi, il ministro capisce che la stessa pesca sportiva non sa che pesci pigliare perché l'equipollente della Confindustria della Pesca rema contro il volere di tutte le associzioni e della federazione, allora il gioco è fatto. La pesca ricreativa, i suoi milione e passa di praticanti, il suo indotto di qualche centinaia di milioni di euro, non sono cose che interessano.
Si cancella tutto nel nome di interessi più alti di poche decine di migliaia di persone. Io rispetto chi lavora ma tutti devono essere messi nelle stesse condizioni. Se il ministro, con due mesi di anticipo, decreta il blocco della pesca ricreativa al tonno rosso perché sono state raggiunte quote (ridicole), deve anche capire che mette in ginocchio una piccola economia che ha gli stessi diritti di tutti gli altri.
Conosco negozi che hanno investito 15 mila euro in ami e mulinelli da drifting e che hanno ricevuto il materiale 5 giorni prima del decreto.
Chi li aiuta questi negozi, questi imprenditori, questi cittadini, questi lavoratori? Il ministro? Ebbene, lo faccia altrimenti ha commesso un abominio favorendo altre categorie e dimostrandosi non parziale.
Non dovrei essere io a scrivere queste cose perché di professione , faccio il Pilota di linea e non il negoziante e la pesca è una mia passione ma, tranne poche voci, impera il silenzio rotto solo dall'intervento di qualche illuminato ( EFSA, Big Game, FIPSAS e qualche sito o rivista)
Tutto questo non basta, ci vuole ben altro per far capire che questo Paese ha una risorsa importante da seguire e questa è la riconversione. La pesca ricreativa è lo strumento per creare indotto pulito, vero e turistico ad alto livello. Il resto , sono quelle schifezze di programmi che ci propinano alla televisione nazionale in cui ci spiegano che i tonni rossi ora sono troppi e i poveri professionisti si lamentano che le sardine sono sparite o le loro reti, sono rotte.
A me non sembra che le sardine siano sparite se solo l'altro ieri ho visto pescherecci tornare ocn centinaia di casse poi vendute a 10-12 euro (ovvero 1.2 euro al kg!!!).
Ai negozianti del settore che hanno messo in ginocchio non è invece concesso MAI, un commento su un telegiornale nazionale. E ora parlo di mare perché se apro il capitolo delle acque interne e dello stato in cui versano, scoppia il finimondo.
Nel frattempo i negozi rischiano di chiudere, gli operatori sono esausti, gli appassionati si sono rotti le scatole e la vita continua. Tanto non ci sono modi per rappresentare questo grave disago e questa fortissima incazzatura (sorry)
Tanto, la pesca ricreativa è una attività di pochi sfigati che magari spendono 10 mila euro per avere le attrezzature (dieci volte il golf), pagano centinaia di euro di accise sulla benzina che consumano in una uscita in barca (tasse date allo Stato), migliaia di euro i assicurazioni oppure per avere i giubbetti a norma, migliaia di euro per un posto barca e tengono in vita un piccolo grande mondo fatto di passioni e di entusiasmi.
Senza prendere sovvenzioni, senza avere diritti, semplicemente chiedendo di essere rispettati perché il mare non è "loro" ma anche "nostro".
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