pubblicato il 15/10/11

Nel momento di pieno fermento attorno al nascente fenomeno del carpfishing (1991-1994) tutto il settore si racchiudeva in poche cose concrete.

Non avevamo che pochissimo accessori disponibili. Ricordo che i negozi erano spesso ancora incerti sull’affrontare l’investimento in boilies e canne specialistiche ed a Grosseto, l’amico Mauro B. soleva dire “…ma a che servono queste cose,le carpe si pescano con la polenta…”.

Gufi e corvi aleggiavano attorno ad un metodo che praticavamo in pochi e che poteva contare su due riviste; Pescare Carpfishing e Tuttocarpa. Cacciati dai guardapesca, dileggiati da chi ci incontrava sulle sponde armati di sistemi sonori, eravamo dei piccoli pionieri che scorrazzavano per l’Italia a pesca di carpe.

L’idea di fare una manifestazione fieristica che radunasse tutti sotto un unico tetto, venne a Luca Foroni che, oltre ad essere stato uno dei primissimi in assoluto a praticare questa tecnica di pesca era anche colui che aveva investito forte sul carpfishing (ma anche sul mort maniè e sui predatori in generale), rischiando molto di suo. Personalmente, l’idea mi piacque molto  anche se dovetti disertare la prima edizione poiché a letto con 40° di febbre proprio nei giorni del primo Carp Italy. Avrei fatto di tutto per esserci, ma era proprio impossibile e pertanto, mi feci fare un breve resoconto dell’accaduto da parte di chi invece,aveva vissuto quell’evento in prima persona. Mi dispiaceva anche perché, come ideatore di Pescare Carpfishing mi rendevo conto di aver fatto un involontario regalo alla testata concorrente che, chiaramente, aveva beneficiato di quell’evento al punto da avere il controllo della situazione anche nella edizione successiva nella quale venni invitato solo grazie ad un intervento diretto dell’amico Andrea Baldeschi.

Questi, mi fece inserire nell’elenco degli ospiti doo non poche pressioni poiché non pareva vero (Parole sue)”……. poter mettere in un angolo Ripamonti ed escluderlo dai gioco….”.

Pensate un pò a che punto può arrivare la manipolazione di certa gente; ero l’unico ad aver scritto due libri sull’argomento, ero il fondatore di CFI e il direttore “de facto” della più grande rivista del settore eppure, dovetti elemosinare quasi la partecipazione. Feci buon viso poiché Carp Italy era una fiera stupenda, ricca di appassionati e di ospiti ed anno dopo anno, la vedemmo tutti crescere fino a diventare un momento “tradizionale” a cui non si può fare a meno.

Tutti sono passati per Gonzaga; qualche nome? Maddocks, Little , Hutchinson, Cottam, Hoogendijk, De Groote, Hearns, Warwick, Townley, Crow, Hughes, Paisley,  Cottis, Portrat….ovvero il gotha non italiano del settore.

Per gli italiani, Carp Italy  è stata una vetrina che ha consacrato decine di personaggi e ne cito solo alcuni; Forcolin, Grana, Pitorri, Mantovani, Di Cesare. Personalmente, mi preparavo le conferenze con diversi mesi di anticipo, le ripetevo fino a mandarle a memoria e poi affrontavo ogni volta la sala conferenze con lo spirito di uno studente al primo esame.

Decine di conferenze, dibattiti, incontri, meeting ma soprattutto, una marea di appassionati che si conoscevano e che scambiavano energia pura ed entusiasmo.

Dopo circa 5 anni di Carp Italy, venni invitato a rappresentare e raccontare l’Italia alla manifestazione più in voga in quegli anni, Genk – Watersport Centralen.

Me ne avevano parlato come di un luogo magico ed io fui onorato di quanto mi venne concesso. Di Genk ricordo la forte contrapposizione con ciò che vedevo a Gonzaga; una fiera piccola e brutta grande come un capanno di Carp Italy….ma con un movimento di gente che acquistava tonnellate di boilies, tiger nuts, canne e pod esattamente come in Italia.

Stesso entusiasmo ma una fiera in miniatura rispetto alla nostra!!!Eravamo avanti annu luce e non lo sapevamo.

 In compenso, quando tenni la conferenza, tutti i corridoi della fera si svuotarono e tutti accorsero ad ascoltare “l’italiano” al punto che mi trovai davanti una platea di circa 2000 persone…

Beh, a Carp Italy anche con gli ospiti più altisonanti vedevamo tra i 50 e i 70 appassionati. Questo la diceva lunga sula grande capacità di sbandierare la voglia di eventi “speciali” che, una volta organizzati con il “Big” straniero o italiano di turno, venivano semplicemente disertati. Agli angler italiani, semplicemente non interessa più di tanto questo aspetto della manifestazione rispetto alla possibilità di vedere prodotti, acquistare con sconti importanti e farsi due chiacchiere in santa pace con gli amici carpisti. Forse, fatta l’eccezione dei meeting sulle Carpe volanti degli ultimi due anni, le sale conferenze sono quasi sempre andate deserte. E di questo, se ne deve tenere conto chiaramente nel prossimo futuro.

E Carp Italy ha in serbo una serie di incontri e convegni veramente importanti i cui sentiremo anche le “altre” verità…

Il sottoscritto, molto correttamente è stato invitato a  partecipare direttamente da una persona preposta ad organizzare ma, mai ufficialmente dalla fiera stessa.

Ma anche  in quelle occasioni in cui mi sono confrontato con le menti di questa nuova manifestazione ho espresso quanto segue.

  1. Non sono contrario per partito preso ad una nuova manifestazione ma, sono contrario ad averne DUE poste a distanza di poche ore!. Le ragioni sono semplici; l’intero movimento si frammenta, le aziende che sono spesso soffocate, vengono messe in difficoltà ulteriore, entrambe le manifestazioni comunque, subiranno qualche danno.
  2. Non sento, come editore ed opinionista “datato”, nessuna necessità di una nuova fiera poiché, se possibile vorrei dare il mio contributo affinché quella che abbiamo, migliori e limi le cose che vanno meno bene.
  3. Non vedo, al di là di qualche stand più pratico, cosa si possa di diverso rispetto a quanto dato in 14 edizioni di Carp Italy (ospiti? giochi di prestigio? ballerine?karaoke?)
  4. Non credo che le infrastrutture alberghiere e di ristorazione della zona della presunta nuova fiera abbiano la stessa economicità di quelle di Gonzaga. Perché va sempre ricordato che il carpista medio non naviga nell’oro, ha una età media piuttosto bassa e probabilmente trova a Gonzaga e paraggi, delle sistemazioni (tra cui la tenda riscaldata per chi lo desidera) che sono comunque diventate anch’esse, parte di un modo di vivere la nostra fiera esattamente come l’ è l’odore di “campagna” che si respira frammisto a quello di decine di aromi e oli.

Cari amici, questo è il mio punto di vista; condivisibile o meno che sia ed è stato espresso chiaramente all'amico Milillo che mi chiese di partecipare ad una conferenza. Invito declinato per la semplice ragione che nei giorni di Ferrara sarò dall'altra pare del mondo. 

Non è assolutamete strumentalizzabile a favore di una o dell'altra sponda ma, si basa solo su considerazioni che facio come semplice UTENTE e non come addetto ai lavori. E lo faccio in autonomia totale e piena tranquillità.

Credo nella tradizione, credo che si debba lavorare verso una direzione unica e che la frammentazione potrà servire a centrifugare una volta per tutte chi, ha sempre dimostrato di pensare al proprio orticello e non alla grande comunità che negli anni, anche grazie al Carp Italy, è stata creata.

Roberto Ripamonti

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