Con un decreto del Ministro datato 2 Agosto, in data 7 agosto viene chiusa la pesca al tonno rosso per tutti i pescatori ricreativi.
Con evidenza, viene sottolineato dalle varie Capitanerie che i pescatori trovati in possesso di questi esemplari saranno puniti con multa non inferiore ai 2.000 euro e verra' loro contestato un reato penale se il tonno e' giovane (meno di 30 kg o lungo meno di 115 cm).
Le Capitanere di Porto effetueranno i controlli e multeranno pesantemente chi contravverrà questo decreto.
Non commento questa parte perché è indiscutibilmente giusto creare sanzioni esemplari. Evito di aggiungere che vorrei che le sanzioni esemplari, fossero date anche alle barche che strascicano a 300 metri dalla riva o chi, (ieri) ha messo 1 km di tramaglio dentro la foce del Tevere oppure , chi pesca professionalmente dentro le AMP.
Non voglio entrare in polemica perché mi rendo anche conto che le Capitanerie lottano quotidianamente con mille nemici, alcuni dei quali sono dentro quelle stanze (spesso ministeriali) dei bottoni che decretano.
Ad oggi, non è molto chiaro se il "catch and release" potrà essere la soluzione per continuare ad andare per mare.
Sto cercando di capirlo ma, oltre ad un immediato comunicato della FIPSAS (scusatemi la cocciutaggine) , non capisco se il "catch and release" sia limitato ai soli tesserati o meno visto che si parla di gare o allenamenti per gare.
Qui salta fuori la mia grande amarezza nel constatare coe la pesca ricreativa, formata "solo" da 1.5 milioni di appassionati, non sia che una entità invisibile agli occhi di chi amministra o decreta. Ancora una volta, la decisione ci si ritorce contro e ci obbliga a fare una forte autocritica che vuole essere costruttiva e che non cerca un capro espiatorio poichè coinvolge tutti noi che facciamo comunicazione e , in qualche modo, possiamo anche rappresentare questo milione e mezzo di appassionati.
Ieri ho vissuto la mia prima (ed unica) sessione al tonno rosso della stagione. Erano settimane che mi preparavo, ho due bellissime canne Italo Busi (IMC) con dei 50 lb Alutecnos caricati con monofilo Ande.
Sottolineo i marchi per far capire che, non si tratta di giocattoli ma di accessori che costano molti soldi...direi interi stipendi...
Ho acquistato e messo in un pozzetto, una decina di casse di sarde, preparato terminali con ami stupendi e costosi quanto una pizza e una birra. Ho messo a lucido la barca per essere pronto a questi giorni di festa in cui avrei finalmente goduto di giorni di riposo da dedicare prorpio al Big Game.
Non so quanti soldi ho speso, ma ci avrei comprato tonni per qualche anno...in compenso ho fatto lavorare i negozi di pesca, quelli di nautica,i benzinai (pagando allo stato accise superiori ad 1 euro per litro acquistato di benzina), ho fatto lavorare i supermercati per acquistare le cose da tenere in barca.
Ho creato INDOTTO e fatto lavorare, nel mio piccolo, un sacco di persone. Lo faccio ogni volta che vado a pesca !!
Come me, MIGLIAIA di altri appassionati che hanno fatto la stessa identica cosa; hanno creato INDOTTO e fatto lavorare migliaia di altre persone.
Ebbene, il decreto del sig. ministro (quello che il Presidente della Repubblica non voleva nominare...), successore di quel gentiluomo (e Big game Angler) di Galan ha deciso che dell'iindotto e dei posti di lavoro che NOI, creaiamo, se ne può fare a meno.
Allora porterò i miei soldi all'estero in posti dove non mi prendono a calci nel didietro perché pesco (e spesso rilascio) con una canna da pesca.
Andrò all'estero, dove hanno capito che un rostrato vivo crea 49 dollari di indotto ogni volta che viene pescato (e rilasciato) mentre lo stesso pesce, mort, produce 9 dollari (una volta sola).
Andrò all'estero perché mi sono stancato di vedere la mia barca puntata dai pescherecchi che stascicano illegalmente sotto costa e non cambiano rotta nemeno se la barca che hanno in prua, è alla fonda da 5 ore!
L'ultima volta mi sono passati a 10 metri e mi hanno anche insultato...io ero all'ancora da mezza mattinata!
Andrò all'estero perché mi sono stancato di subire controlli che mi tolgono mezz'ora di pesca sulla mie dotazioni d'emergenza (3 volte in 4 giorni) scoprendo poi che chi mi controlla, non conosce nemmeno le regole vigenti e non interviene se viene segnalato un peschereeccio che sta facendo cose illegali sotto gli occhi di tutti (che ne so, strascicare dentro l'AMP di Tor Paterno...) oppure, catturare decine di tonni rossi da 1 kg che vengono subito aperti e nascosti sotto bordo (parole di un pescatore professionista)
Ieri, durante la mia pescata (per la cronaca, non ho preso nulla ma è stata stupenda ugualmente), ho contato 56 barche solo davanti alla Pista 25 di Fiumicino (Roma) .
In 7 ore di pesca ho sentito 4 volte la frase "Tonno in canna" e probabilmente, non sono stati catturati e imbarcati più di 5-6 tonni. Questa è la strage che ci permette di superare una ridicola quota assegnata alla pesca ricreativa? Quote posta a 50 tonnellate su prede che quest'anno hanno spesso superato i 130 kg?
Il ministro che ha decretato la chiusura è quello stesso signore a cui si è rivolta la FIPO del mio amico Presidente Ciro Esposito, per contrastare il famoso "Censimento" attuato da Galan (ministro precedente). E' quello stesso politico che, invitato ad un convegno all'Hilton di Roma, è arrivato con mezz'ora di ritardo e dopo 5 minuti esatti ha fatto sapere che dovevamo sbrigarci perché doveva andare via......patetica prova da "casta".
E tutti dietro a ringraziarlo per essere venuto a presenziare!!
La FIPO si è rivolta al ministro per bloccare un censimento a causa della ingiustificata (ma anche se fosse stata giustificata ???) paura che fosse l'anticamera della licenza di pesca in mare. Io scrissi più volte che invece , il censimento era uno strumeto eccellente per poterci contare finalmente e poter usare lo slogan "Contiamoci per contare".
Avevamo lo strumento per poter andare proprio dal ministro o da qualsiasi politico e dire; ".....amico mio siamo 1.5 milioni e ci siamo rotti le scatole dei soprusi".
Invece la FIPO ha scelto una via di rottura con il mondo della pesca sportiva ed in particlare con la FIPSAS (che invece il censimento lo voleva) e di tutte le Associazioni che, volenti o nolenti, sono il motore PULSANTE e VITALE della pesca sportivo/ ricreativa.
Lo ha fatto perché nella gestazione del "Censimento", non era stata chamata in causa mentre come consulenti, erano stati chiamati personaggi ed associazioni che sono straordinari esempi di dedizione, passione e motivazione
Ora, dopo questo decreto mi metto nei panni di aziende stupende come Alutecnos, Normic, Italcanna (e ora come la mettiamo caro Carlo??), GiBi e tante altre che, nel bel mezzo della stagione, si vedono tagliare le gambe.
Ebbene, caro ministro, evidentemente i posti di lavoro che queste aziende creano poco contano davanti a qualche peschereccio che riceve aiuti a getto continui dallo stato.
La FIPO. ha commesso l'errore di spaccare il fronte della pesca ricreativa per un miope visione della situazione e per ragioni che, come ho già scritto in altri editoriali, non mi sono sembrate convincenti anche a fronte delle rassicurazioni abbondantemente ricevute da tuttigli organi preposti al tema "censimento o anticamera della licenza".
Ebbene, dopo questa ultima evoluzione, spero che manager esperti ed intelligenti, facciano quell'autocritica che è ragionevole e che deve rimettere al centro di ogni discorso, la COMPATTEZZA e L'UNITA' di progetti di tutto il mondo della pesca ricreativa.
Che FIPSAS, FIPO, EFSA, Big Game e tutte le Associzioni che vivono nella pesca ricreativa, trovino la forza per parlarsi e trovare (molto velocemente altrimenti è inutile) un protocolo per andare dal ministro e sbattere i pugni sul tavolo.
Sul tonno rosso sono state assegnate quote ridicole alla pesca ricreativa e noi ne paghiamo le conseguenze.
Ora sta a chi dialoga con le istituzioni, fare fronte comune e ricordare che siamo 1.5 milioni e il vaso sta traboccando. Che questo avvenga subito, non è tollerabile che un grande esponente della FIPO il giorno 5 non sapesse ancora nulla del decreto di blocco e sia stato io stesso, a comunicarglielo dopo che era di dominio pubblico da almeno 24 ore.
Grande amarezza, forse addirittura umiliazione davanti a questa situazione.
La pesca ricreativa e il suo milione e mezzo di appassionati, non merita di essere trattato così. Vi pare?
Roberto Ripamonti
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